Cechov per la regia di Alessandro Serra al Giovanni da Udine

I toni richiamano il Macbeth in lingua sarda,lo avevamo visto già al Giovanni da Udine,la scenografia e’ essenziale,la stanza dell’esistenza è vuota,rimangono solo i ricordi o i morti che ogni tanto fanno resuscitare i ricordi.
Questo Il giardino dei ciliegi nella versione Serra, con i personaggi a cantare una sinfonia della malinconia e del rimpianto
La proprietà dei nobili decaduti è in vendita.
Non c’è rimedio,il giardino può continuare a fiorire le sue illusioni,ma il frutto dell’albero sarà amaro.
L’aristocrazia terriera tra qualche anno, rispetto al dramma proposto da Cechov, dovrà fare i conti con la rivoluzione.
Il giardino è anche simbolo del rifiorire della speranza che tuttavia muore con la consapevolezza che la legge del denaro e’ spietata.
Un guaio accentuato quando non si sanno prendere le opportune decisioni.
Però chi vuol prendersi le rivincite della vita non sa godere il frutto dolce e rimane travolto dal destino di sconfitto
Vito Sutto

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