Io legame con Marano Lagunare, con il suo mondo antico di pescatori e di lingua veneta ancora alla base dei rapporti sociali di questa comunità, costituisce la struttura di una riflessione pittorica che sottolinea appartenenza e identità.
La forma preferita è il dato figurativo,ma va incoraggiata anche per il codice linguistico che la consegna al pubblico in una proposta espressionista al confine con l’astrazione
Sul terreno figurativo possiamo porre Marano e il suo mare azzurro e profondo. Si tratta di una profondità esistenziale, perché la laguna non è mai di profondità assoluta, ma spiritualmente quel mondo fatto di canali e di barene, costituisce un soggetto di narrazione che possiede una certa assolutezza.
E Marina Corso ha bisogno di assoluti, nella fede, nell’arte, nelle convinzioni che difende con solida certezza.
Racconti di mare, stagliati in luminosità improvvise, bagliori di colore, attraversano tele prevalentemente di piccola dimensione.
Questa tensione al racconto si stempera nei quadri di sensibilità espressionista tendente all’astrattismo.
Allora verticalità e orizzontalità improvvise attraversando la tela ci ricordano che il mondo maranese è un piccolo frammento dell’universo in cui l’autrice Marina Corso, nuota con pensiero e cerca risposte esistenziali, anche attraverso la poesia.
Ma strettamente rimanendo alla tela, le linee verticali e orizzontali che attraversano la superficie dipinta,allora paiono volere ramificarsi oltre tela o carta.
È questa una ricerca ancora in corso che io ho potuto scorgere anche in taluni studi sul suo computer, una ricerca i cui esiti saranno da osservare in futuro.
Interessante anche lo strumento che lei utilizza pe disegnare.
Piume di uccello di laguna, legni, lacerti d’erba.
Materiale volutamente povero,ma soprattutto naturale perché l’autrice Marina Corso vuole usare tutto, nulla è da buttare tutto può essere trasformato dalla mano quella parte del corpo che si raccorda al cervello e non teme la sofferenza dato che il pensiero non può rimanere imprigionato e libertà chiede fuga, slancio, coraggio… si…anche dolore.
Vito Sutto

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